Dipendenza da Eroina

L’eroina è una droga semi-sintetica, ottenuta dalla morfina e derivante dall’oppio. E’ stata sintetizzata per la prima volta nel lontano 1874 dopo diversi esperimenti condotti su cavie da laboratorio. Gli studiosi la trovarono particolarmente interessante per le sue proprietà antinfiammatorie e sedative. Un chimico tedesco della Bayer la sintetizzò nuovamente dopo vent’anni e capì che grazie a tale sostanza potevano essere curate diverse patologie, come ad esempio quelle neurologiche. Nel 1924, però, ecco che gli Stati Uniti ne proibirono l’uso.

Come agisce l’eroina a livello cerebrale?

L’eroina ha proprietà farmacologiche analgesiche. Subito dopo la sua assunzione per via endovenosa, questa sostanza, dopo aver oltrepassato la barriera ematoencefalica, viene convertita in morfina. Nel nostro cervello vengono prodotte sostanze chiamate endorfine che sono responsabili di varie azioni, fra tutte la regolazione della sensibilità al dolore e la risposta al dolore da parte del nostro organismo. Gli oppiacei (oppio – morfina – eroina) come agiscono? Detto in breve, si sostituiscono a quel delicato equilibrio esistente tra benessere ed assenza di dolore. Per cui l’eroina diventa il sostituto delle endorfine, in quanto agisce sui recettori producendo il medesimo effetto.

Come si presenta?

L’eroina può essere iniettata, fumata e inalata. Sul mercato illegale viene venduta sotto forma di polvere dal sapore amaro tendente al marrone oppure in barrette scure. L’eroinomane descrive che, dopo l’assunzione della sostanza, avverte un profondo senso di euforia, di piacere, di soddisfazione, con forti sensazioni di sonnolenza, distacco dal resto del mondo e alterazione della percezione. Subito dopo l’assunzione, il soggetto raggiunge uno stato di pace e di forte relax, una sensazione molto prossima all’orgasmo. E’ confuso e dopo circa venti minuti l’umore è euforico oppure disforico e la percezione del tempo è alterata. Dopo un’ora, la persona tende ad isolarsi per poter vivere appieno la forte sensazione di piacere da cui è pervaso. L’eroina provoca il caratteristico flash euforico della durata di circa mezzo minuto o un minuto, dovuto alla saturazione dei recettori oppioidi.

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Intossicazione da eroina

L’intossicazione presenta un quadro clinico con i seguenti sintomi:

  • compromissione della memoria, dell’attenzione e delle abilità cognitive
  • eloquio indistinto
  • allucinazioni
  • illusioni percettive
  • apatia
  • sonnolenza
  • depressione

Nei casi più gravi si arriva alla morte. L’overdose è una intossicazione severa provocata da un aumento della dose. Può capitare che il soggetto ne assumi di più dopo aver sviluppato una certa tolleranza oppure ne aumenti il dosaggio sotto l’influenza e il “consiglio” degli altri. In realtà l’eroina, acquistata presso gli spacciatori del mercato illegale, non garantisce alcuna garanzia in merito alla sua composizione (dal momento che viene tagliata con altre sostanze ad esempio zucchero, lattosio oppure sostanze psicoattive). Una partita può essere, dunque, diversa dalla precedente e il soggetto, non essendo a conoscenza delle reale potenza della sostanza comprata, può andare incontro, anche senza aver volutamente deciso di aumentare la dose, ad una intossicazione severa da sovradosaggio.

I cambiamenti nel DSM V: l’introduzione del “disturbo da uso di sostanza”

Il nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, giunto alla sua quinta edizione, inserisce le dipendenze e dunque anche quella da eroina, nella categoria denominata “Disturbi da dipendenza e correlati all’uso di sostanze”. Infatti, nella nuova edizione, le categorie di “abuso” e “dipendenza da sostanze” ( appartenenti al precedente DSM IV) sono state unite in “disturbo da uso di sostanza” che può essere lieve-medio o grave (se si riconoscono già due sintomi, tra i criteri diagnostici, già si può parlare di disturbo da uso di sostanza lieve; l’arco temporale è fissato a dodici mesi). I criteri diagnostici, invece, sono stati fusi in un elenco di 11 sintomi, a cui è stato aggiunto il cosiddetto craving, cioè un forte desiderio di utilizzare la droga. Ciò che non viene più contemplato è il criterio relativo ai problemi legali correlato al disturbo da uso di sostanza. I cambiamenti presenti nel DSM V, a differenza del DSM IV, sono importanti per le diverse figure professionali che si occupano di aiutare i tossicodipendenti ad uscire dal tunnel della droga e sono utili al fine di ottenere risultati sempre più soddisfacenti in merito a terapie e ricerche correlate alle dipendenze da sostanze stupefacenti, come l’eroina.

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La dipendenza da eroina

Nella dipendenza da eroina il soggetto vive l’eterna lotta tra il desiderio di procacciarsi la droga e la volontà di smettere. Tutto ruota attorno alla droga: si interrompono attività ricreative, studio e lavoro, si trascura se stessi e la famiglia in quanto l’unico obiettivo è quello di drogarsi. La dipendenza è sia fisica che psicologica. L’eroinomane infatti, per scongiurare i sintomi dell’astinenza e provare gli effetti gratificanti della droga, deve entrare in possesso della dose. Il soggetto è vittima di una pulsione soggettiva che lo spinge a fare uso dell’eroina, costi quel che costi. Appagando il desiderio, riesce così a sconfiggere il forte stato di ansia e di irrequietezza che lo pervade.

Astinenza e crisi d’astinenza

L’astinenza può essere definita come un complesso di sintomi che insorge quanto la quantità di sostanza normalmente assunta viene ridotta oppure interrotta. La sindrome di astinenza giunge perché l’organismo ha ormai trovato un suo equilibrio “grazie” all’assunzione di droga e in questo caso di eroina. Assumendo costantemente e ripetutamente eroina, il nostro organismo non produce più endorfine “naturalmente” e necessita di quelle artificiali. E’ un fenomeno fisico quanto psicologico. Nessun farmaco può aiutare il soggetto dipendente, che non vede altra via d’uscita che ritornare ad iniettare, inalare o fumare la sostanza. La crisi d’astinenza prevede, generalmente, il seguente quadro clinico:

  • ansia
  • insonnia
  • irrequietezza
  • tremori
  • sudorazione
  • tachicardia
  • nausea e vomito
  • abnorme sensibilità al dolore
  • ipertensione arteriosa
  • desiderio forte di assumere eroina.

Spesso il soggetto assume una posizione rannicchiata a causa dei fortissimi dolori addominali e tende a coprirsi anche se la temperatura è elevata.

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La combinazione tra eroina e cocaina

Spesso il soggetto tende a fare uso di una combinazione molto pericolosa, formata da eroina e cocaina, denominata nel gergo di strada speedball. La cocaina funge da stimolante, mentre l’eroina come depressivo. Questo mix porta il soggetto a provare un forte senso di euforia ed a scongiurare il rischio di andare incontro ad ansia ed agitazione. La combinazione tra le due droghe può portare alla morte per insufficienza respiratoria.

Effetti dell’eroina

Dopo circa due o sei ore dall’assunzione della prima dose e cioè al termine dell’effetto di piacere, ecco che iniziano a presentarsi alcuni effetti a breve termine negativi, fra cui:

  • sonnolenza
  • nausea e vomito
  • costrizione delle pupille
  • eloquio indistinto
  • abilità cognitive e comportamentali compromesse
  • in caso di overdose, si può arrivare alla morte del soggetto.

Gli effetti a lungo termine, invece, dovuti alla assunzione prolungata della sostanza, sono:

  • costipazione
  • problemi mestruali nella donna
  • ridotta capacità sessuale
  • impotenza cronica nell’uomo
  • anoressia
  • deterioramento dei denti
  • riduzione delle endorfine
  • danni a polmoni, fegato e reni
  • otturazione dei vasi sanguigni
  • dipendenza fisica e psicologica.

Inoltre, l’eroina può portare il soggetto a contrarre indirettamente:

  • HIV/AIDS
  • epatiti B e C
  • infezione ai vasi circolatori oppure alle valvole cardiache
  • polmoniti.

Trattamento per dipendenza da eroina

I farmaci più utilizzati per il trattamento della dipendenza da eroina e più in generale da oppiacei sono metadone, buprenorfina, naltrexone. Essi hanno caratteristiche molto prossime alla droga consumata e ad essa si sostituiscono. Tuttavia la loro somministrazione, senza l’adeguato supporto psicologico, non garantisce risultati duraturi nel tempo. Vi sono infatti validissime terapie comportamentali per trattare la dipendenza da eroina, che si svolgono sia presso comunità terapeutiche per la cura delle dipendenze che presso ambulatori. L’approccio più efficace è proprio quello che unisce medicina e psicologia.

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